Storia

Miele del Monterosa

Miele del Monterosa: una denominazione d’origine ante litteram

a cura di Paolo Faccioli, maggio 2007

Rivista ValsesianaAll’ eco che pur pallidamente ancora persiste della popolarità dell’antico marchio “Miele del Monte Rosa” , non corrisponde una ricchezza di materiale documentale, né di memoria. Luigi Bertoli, pronipote del fondatore di questa storica azienda apistica, Giacomo Bertoli, ha un ricordo sbiadito delle attività del prozio, che, orologiaio con la passione delle api, dopo un lungo soggiorno all’estero, tornò nel 1867 a Varallo-Sesia, riformò un apiario di famiglia, e si dedicò totalmente all’apicoltura. Egli mise a frutto un apprendimento che era avvenuto all’estero, utilizzando fin dall’inizio arnie razionali. Queste arnie, della capacità di 15 telaini, erano concepite in modo da contenere due famiglie d’api divise da un sottile diaframma durante l’inverno, così da favorire il riscaldamento e da ottenere un precoce sviluppo della covata a primavera. Una delle due famiglie veniva poi collocata in una nuova arnia a primavera, utilizzando pienamente lo spazio delle arnie per lo sviluppo della covata. Alle famiglie veniva somministrata una nutrizione stimolante nel caso la stagione, ai suoi inizi, non avesse un andamento favorevole. Nel periodo delle fioriture le arnie venivano trasportate ad Alagna, ai piedi del Monte Rosa, dove, da maggio in poi, sarebbe stato possibile ottenere fino a tre melari di miele. A volte ne veniva aggiunto un quarto alle famiglie più prolifiche, per contenere la sciamatura. Il Bertoli utilizzava una batteria di sciami stanziali per rinforzare o popolare quelli destinati al nomadismo, che trasportava –secondo il ricordo del pronipote- usando insieme i cavalli e il carico a spalla, dunque con grandi fatiche.

Una dichiarazione del Sindaco di Alagna Valsesia, del 2 febbraio 1911, attesta che Giacomo Bertoli è il solo apicoltore ad aver adottato, già da molti anni l’apicoltura nomade sino alle falde del Monte Rosa. Analoghe dichiarazioni vennero rilasciate dai sindaci di Varallo e di Scopa, ed utilizzate dal Bertoli nel suo catalogo per creare un contesto di serietà al suo marchio e per caratterizzarne l’unicità.
Oltre a essere un innovatore nella gestione degli alveari, Giacomo Bertoli fu infatti un vero genio di quello che con termine moderno chiameremmo marketing e packaging.
Oltre ad aver concepito un modello di vasetto unico e ad avere in catalogo una scelta di formati per la spedizione (dal bicchiere da 200 grammi alla latta da 4 Kg e mezzo), il Bertoli puntò fortemente sul mercato estero (Francia, Austria, Spagna, Germania, Egitto, Scozia, Danimarca, Inghilterra, Ungheria, come attestano i numerosi ordini -i primi dei quali risalgono al 1884- sapientemente riprodotti su un catalogo che probabilmente risale al 1935).

Inoltre egli è forse il primo a collegare il miele a un paesaggio e a un territorio oltre che a un concetto di natura incontaminata. E lo fa anticipando -sia pur senza basi documentali scientifiche- la forma di una relazione tecnica per una richiesta di denominazione d’origine, elencando cioè minuziosamente tutte le varietà di flora che sostiene essere visitate dalle api e suggerendo la presenza di aromi e fragranze particolari così come di particolari proprietà medicamentose collegate alle essenze delle diverse piante.
Egli dà sì rilievo all’aspetto “curativo” del miele (con tanto di attestazioni di medici e utilizzando astutamente una non poi così impegnativa lettera del laboratorio Chimico Farmaceutico Carlo Erba) ma ancora di più accentua quello nutrizionale, identificando, con l’intuizione di un precursore, nei bambini quello che oggi noi definiremmo un “target” del prodotto, e suggerendo una serie di usi diversi in cucina.
Nel 1884 ottenne il brevetto per potersi fregiare dello stemma sabaudo, da aggiungere alle numerose medaglie guadagnate alle Esposizioni di Milano (1881, 1885, 1906), Londra (1882, 1888, 1904), Roma (1890), Torino (1884, 1891, 1898), Parigi (1885, 1890), Vienna (1890), Genova (1893), Venezia (1894), Anversa (1894), Copenaghen (1907), Sanremo (1908), Bruxelles (1910).
Giacomo Bertoli morì nel 1927 a 84 anni, e fu il nipote Ercole a rilevare l’azienda. Egli ridusse il parco api a un centinaio di alveari, acquistando per lo più il miele dagli apicoltori della zona. L’azienda chiuse poi i battenti negli anni 70 a causa del basso prezzo raggiunto dal miele.