(13 settembre 2011)
Il parametro principale che ha ispirato la scelta dei principi attivi da ricercare nelle acque sotterranee è rappresentato dalla quantità di prodotto commerciale, contenente tale principio attivo, venduto e quindi utilizzato in agricoltura.
Nel conteggio non sono però state comprese le quantità immesse nel terreno tramite la concia del seme, che, soprattutto per alcune colture, rappresentano percentuali rilevanti.
Un semplice conteggio (il conto della serva, come si dice) porterebbe a circa 150.000 kg il totale di principio attivo di neonicotinoidi impiegati nella concia del mais in Piemonte dal 2000 al 2009, anno della loro sospensione.
Sono un quantitativo trascurabile? Noi pensiamo di no.
Alla luce della elevata tossicità nei confronti degli insetti dei neonicotinoidi non è da escludere che una loro eventuale presenza nel terreno e nelle acque sotterranee, anche a dosaggi molto bassi, possa determinare l’inquinamento del nettare e del polline prodotti da colture che su quei terreni verranno coltivate negli anni successivi, con conseguenze disastrose per l’ape, gli apoidei e per tutta l’entomofauna impollinatrice.
Aspromiele chiede ufficialmente all’Assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte delucidazioni in merito a questo protocollo di analisi dei residui nelle acque e l’attivazione di un monitoraggio pilota negli areali particolarmente esposti, come quello maidicolo, viticolo e frutticolo.




